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Calabria
CALABRIA La Corilicoltura calabrese si estende per tutta l ’area delle PreSerre,anche se è riduttivo parlare di incentivazione della nocciola per Torre di Ruggiero, Laino Borgo e Cardinale,solamente,quando sono interessanti numerosi altri comuni della provincia di Catanzaro e Vibo Valentia,la varietà diffusa è la Tonda Calabrese. Noccioleti che si estendono nella fascia collinare tra i 350 e i 700 metri di altezza rispetto al livello del mare. I produttori agricoli di nocciole di Cardinale e Torre di Ruggiero hanno costituito il Consorzio Calabria per la tutela e valorizzazione della nocciola, formato esclusivamente da operatori agricoli,con il pallino di lavorare i prodotti della terra e valorizzare le risorse endogene. Il presidente del Consorzio per la tutela e valorizzazione del nocciolo,che ha sede a Torre di Ruggiero è stato eletto Giuseppe Rotiroti,che prima ancora di essere funzionario della Confagricoltura calabrese,è un operatore agricolo,con diversi ettari di terreni destinati a nocciola. Info: consorzionocciolacalabria@comunetorrediruggiero.it


Campania
La coltivazione del nocciolo in Campania è antichissima.
Numerose testimonianze si rinvengono nella letteratura latina, già a partire dal III secolo avanti Cristo, e da reperti archeologici, quali ad esempio alcuni resti carbonizzati di nocciole, esposti al Museo Nazionale di Napoli. La diffusione di questa coltura nel resto d’Italia sembra essere iniziata proprio a partire dalla Campania, tanto che già nel secolo XVII il commercio delle nocciole, in particolare verso altre nazioni, aveva una sua rilevanza economica.
La superficie totale coltivata è di 22.628 ettari con una produzione di 445.058 quintali ( anno 2007).

TONDA DI GIFFONI
Le prime testimonianze della coltivazione della “Nocciola di Giffoni” IGP, prodotto tipicamente salernitano, risalgono al Medioevo, ma è solo attraverso rapporti commerciali con il resto d’Italia e con l’estero, nell’epoca borbonica, che si venne a conoscere il valore distintivo della qualità di tale prodotto.
Successivamente, nel Novecento, esso ha registrato un’espansione colturale proprio in relazione alla forte richiesta da parte dell’industria dolciaria. Il territorio dei Picentini e della valle dell’Irno, d’altra parte, è vocato naturalmente alla coltivazione del nocciolo in quanto questa pianta è presente da sempre nella zona allo stato spontaneo. Il terreno di origine vulcanica offre, peraltro, le migliori condizioni di fertilità, e in generale le proprietà qualitative della Tonda di Giffoni sono riconducibili proprio al fortunato mixer di fattori ambientali, naturali e umani tipici della zona di produzione
L’Indicazione geografica protetta “Nocciola di Giffoni” si riferisce ad una delle varietà italiane più pregiate in assoluto: la Tonda di Giffoni. Le caratteristiche distintive della “Nocciola di Giffoni” IGP sono rappresentate: dalla forma perfettamente rotondeggiante del seme (che è la nocciola sgusciata), che ha polpa bianca, consistente, dal sapore aromatico, e dal perisperma (la pellicola interna) sottile e facilmente staccabile. E’ inoltre particolarmente idonea alla tostatura, alla pelatura e alla calibratura, anche per la pezzatura media e omogenea del frutto. Per queste sue caratteristiche pregiate essa è particolarmente adatta alla trasformazione industriale ed è pertanto fortemente richiesta dalle industrie per la produzione di pasta e granella, nonché, come materia prima, per la preparazione di specialità dolciarie di grande consumo. Nell’area di origine è utilizzata anche come ingrediente nella preparazione di una variegata gamma di prelibatezze, tra le quali: dolcetti, torte, gelati, creme, ma anche insoliti primi piatti e finanche liquori alla nocciola. Ma la “Nocciola di Giffoni” IGP si presta particolarmente, proprio per la forma e la qualità del frutto, al consumo diretto, sia in guscio che soprattutto come snack denocciolato intero, ed è questa forma di consumo che ha stimolato un nuovo rinnovato interesse verso tale prodotto. Al naturale o ricoperta di cioccolato, nel miele o nel torrone, la “Nocciola di Giffoni” IGP sta guadagnando, anche all’estero, il favore dei consumatori. Essendo una cultivar medio-precoce, la raccolta dei frutti inizia solitamente già dalla terza decade di agosto, dopo di che, le nocciole vengono essiccate per portarle ad un’umidità del 5-7% e infine si depositano in luoghi freschi e ventilati, privi di odori e umidità. Il valore altamente nutritivo della “Nocciola di Giffoni” fa sì che il suo consumo protegge dall’arterosclerosi e dalle malattie cardiovascolari, grazie ad una concentrazione di sostanze grasse monoinsaturi, come l’acido oleico, che hanno la funzione di limitare fortemente i livelli di colesterolo nel circolo sanguigno. Essa inoltre è ricca di vitamine E, B, C, nonché di minerali quali il ferro, il rame, lo zinco, il fosforo, il sodio, il magnesio e il selenio, fondamentali per un corretto funzionamento del sistema cellulare.

Area di produzione
L’area di produzione della “Nocciola di Giffoni” IGP è concentrata nel salernitano, soprattutto nella valle dell'Irno e nella zona dei Monti Picentini dove sono ubicati i 12 comuni interessati che sono: Acerno, Baronissi, Calvanico, Castiglione del Genovesi, Fisciano, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, S. Cipriano Picentino, S. Mango Piemonte.

Dati economici e produttivi
La Campania è la prima regione italiana nella produzione di nocciole (54.000 t nel 2004) e nella provincia di Salerno (6.500 t) il 90% circa della produzione è costituito dalla Tonda di Giffoni, coltivata su circa 2600 ettari, che ogni anno forniscono 6-7.000 q.li di nocciole essiccate in guscio. 1200 circa sono le aziende agricole dedite a questa coltivazione, e si può valutare in 4000 unità l'occupazione agricola da essa generata. Va sottolineato che durante il periodo di raccolta gli addetti alla coltivazione superano di molto tale cifra. La corilicoltura nel giffonese ha stretto un legame indissolubile con l’ambiente di produzione: la nocciola è ormai, insieme al celebre Film festival dei ragazzi, l’icona distintiva di tale località nel mondo, divenendone anche l’emblema del già rinomato e cospicuo paniere di prodotti agroalimentari tipici salernitani. La destinazione privilegiata è stata da sempre il canale dell’industria dolciaria trasformatrice, ma proprio la qualità e la specificità del frutto ha fatto sì che si va sviluppando sempre più la filiera breve del consumo diretto che può offrire migliori risultati anche economici ai produttori e allo stesso marchio IGP. Nel 2004 al sistema di controllo e certificazione dell’IGP aderivano ... aziende agricole per una superficie complessiva di circa ... ettari di noccioleti. Il 90% della produzione viene utilizzata dall'industria, mentre solo il restante 10% è assorbito dal consumo diretto.

Registrazione
L’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Nocciola di Giffoni” è stata riconosciuta con Regolamento (CE) n. 2325/97 (pubblicato sulla GUCE n. L 322/97 del 25 novembre 1997). Con successivo Regolamento CE n. 1257/2006 (GUCE L228 del 22.08.06) la Commissione UE ha approvato alcune modifiche al disciplinare di produzione, relative al logotipo ed ad alcune prescrizioni di natura amministrativa. Il nuovo disciplinare modificato è in via di pubblicazione a cura del MiPAAF sulla GU italiana.

Organismo di controllo
L'organismo di certificazione autorizzato è l'Is.Me.Cert. (Istituto Mediterraneo per la Certificazione dei prodotti e dei processi nel settore agroalimentare), Centro Direzionale Is.G/1 - 80143 Napoli tel 081/7879789 fax 081/6040176 (sito web: www.ismecert.it).
Consorzio di tutela
L'organismo originario proponente è l'Associazione Produttori Nocciole “Tonda di Giffoni”, con sede a Giffoni Valle Piana - via A. Russomando n.9 - 84095, tel.089.866490, fax 089.9828159; sito web: www.noccioladigiffoniigp.it. E' in via di costituzione il consorzio di tutela. 

MORTARELLA

Nome geografico abbinato: Nocciola mortarella campana
Provincia/e: Avellino, Napoli, Benevento, Caserta, Salerno
Territorio interessato alla produzione:
Provincia di Avellino: Aiello del Sabato, Altavilla Irpina, Atripalda, Avella, Avellino, Baiano, Capriglia Irpina, Cesinali, Contrada, Domicella, Forino, Grottolella, Lauro, Manocalzati, Marzano di Nola, Mercogliano, Monteforte Irpino, Montefredane, Moschiano, Mugnano del Cardinale, Ospadaletto d'Alpinolo, Pago del Vallo di Lauro, Prata P.U., Pratola Serra, Quadrelle, Quindici, S.Lucia di Serino, S.Michele di Serino, S.Potito Ultra, S.Stefano del Sole, Serino, Sirignano, Sperone, Summonte, Taurano.
Provincia di Napoli: Boscoreale, Camposano, Carbonara, Casamarciano, Cicciano, Comiziano,Liveri, Marigliano, Nola, Ottaviano, Palma Campania, Poggiomarino, Pompei, Roccarainola, San Gennaro Vesuviano, S. Giuseppe Vesuviano, S. Paolo Belsito, S. Vitaliano, Saviano, Scisciano, Somma Vesuviana, Strianao, Terzigno, Tufino, Visciano.
Provincia di Salerno: Bracigliano, San Valentino Torio, Sarno, Siano,
Provincia di Benevento: Durazzano, Moiano, Sant'agata de' Goti.
Provincia di Caserta: Caianello, Carinola, Conca della Campania, Francolise, Galluccio, Marzano Appio, Mignano Montelungo, Pietravairano, Presenzano, Riardo, Rocca d'Evandro, Roccamonfina, Rocchetta E Croce, Sessa Aurunca, Teano, Tora e Piccilli, Vairano Patenora.
Descrizione sintetica prodotto:
La denominazione designa le nocciole riferibili alla cultivar “Mortarella.
Forma della nucula: subcilindrica, lateralmente compressa.
Dimensioni della nucula: medio-piccola; con calibri da 13 a 19 mm; frutti anche non uniformi.
Guscio: medio-sottile, di colore marrone chiaro, con lievi striature di colore più intenso.
Seme: subovoideo o subconico, inferiormente un pò pianeggiante; tracce di fibre.
Staccabilità del perisperma alla tostatura: buona.
Polpa: di colore bianco-avorio, consistente, aromatica.
Resa alla sgusciatura: variabile, comunque non inferiore al 44 %.
Umidità relativa del prodotto dopo l'essiccazione: non superiore al 6 %.
Frutto sgusciato: calibri da 11 a 13 mm.
Descrizione delle metodiche di lavorazione, condizionamento, stagionatura:
Le condizioni ambientali di coltura dei noccioleti destinati alla produzione devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti e le distanze di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli in uso generalizzato nella zona e riconducibili alle coltivazioni cosiddette a cespuglio policaule (“ceppaia”), con un numero massimo, in produzione, di 5 pertiche per ceppaia; o al vaso cespugliato (“monocono”), con una densità per ettaro non superiore a 650 piante.
Sono ammesse anche forme di allevamento diverse, quali: il “vaso libero”, il “monocaule” (alberello), la siepe, sempre che condotte con raziocinio e nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto descritto al successivo art.6. Il numero di piante ad ettaro non può, in ogni caso, superare il limite di 650.
Le cure colturali e la raccolta devono essere quelle generalmente e tradizionalmente usate e, in special modo per i nuovi impianti, devono essere atte a non modificare le caratteristiche qualitative dei frutti di cui all'art.6.
Negli impianti è ammessa la presenza di altre varietà di nocciolo, ai fini della idonea impollinazione, nella misura massima del 15 %.
La produzione massima consentita di nocciole è fissata in 4,5 tonnellate ad ettaro di coltura specializzata, pur con le variabili annuali in funzione dell'andamento climatico.
Anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa per ettaro di dovrà essere riportata a detto limite produttivo, attraverso un'accurata cernita dei frutti. In ogni caso, va assicurata la rispondenza del prodotto ai requisiti qualitativi di cui al successivo art.6.
Le nocciole, al momento dell'immissione al consumo, devono presentarsi sane, prive di residui antiparassitari, come per legge; difetti ammessi, riferiti al peso: impurità 0,5%, vuote 1 %, avariate 1 %, raggrinzite 3 %, cimiciato 1%.
La eventuale conservazione al fine di dilazionarne la commercializzazione, deve avvenire in locali puliti, privi di odori e ben areati.
Osservazioni sulla tradizionalità, la omogeneità della diffusione e la protrazione nel tempo delle regole produttive:
L'origine e la tradizionalità di questa produzione in Campania è strettamente legata alla presenza dei noccioleti che caratterizzano il paesaggio della regione nelle aree di origine della produzione. Ampia e nutrita documentazione prova la tradizionalità della produzione di questa nocciola e la sua storicità è contenuta nelle cronache locali.

NOCCIOLA CAMPONICA
Sinonimi e/o termini dialettali: Tonda, tonda camponica
Provincia/e: Avellino
Territorio interessato alla produzione:
Area IGP nocciola mortarella (proposta)
Descrizione sintetica prodotto:
Il frutto ha forma subellissoidale, con guscio resistente, seme grande, a polpa soda, bianca, con perisperma facilmente staccabile alla torrefazione; per uso da tavola.
Descrizione delle metodiche di lavorazione, condizionamento, stagionatura:
La nocciola Camponica è di elevata produttività, alternante, a portamento assurgente.
E' stata spesso sostituita dalla più produttiva mortarella.
Materiali, attrezzature e locali utilizzati per la produzione:
Materiali ed attrezzature tipiche della corilicoltura
Osservazioni sulla tradizionalità, la omogeneità della diffusione e la protrazione nel tempo delle regole produttive:
La varietà rientra nel panorama varietale classico della corilicoltura campana, dove resta particolarmente vocata per le aree più alte, al limite della fascia superiore di coltivazione redditiva del nocciolo.
Rientra nella categoria commerciale “Tonda di Avellino”.

NOCCIOLA SAN GIOVANNI
Sinonimi e/o termini dialettali: sangiovannara, sanjovanna
Provincia/e: Avellino, Napoli
Territorio interessato alla produzione:
Area IGP nocciola mortarella (proposta)
Descrizione sintetica prodotto:
Il frutto ha forma allungata, subcilindrico breve, lievemente compresso lateralmente; guscio medio sottile, compresso all'apice, di colore marrone chiaro; il seme è medio piccolo, di buone caratteristiche organolettiche.
Descrizione delle metodiche di lavorazione, condizionamento, stagionatura:
La nocciola san Giovanni è di elevata produttività, a portamento intermedio; la pianta è molto vigorosa
Le nocciole vengono essiccate, tradizionalmente nei cosiddetti “soppigni” o soffitte, aperte lateralmente, oppure in esiccatoi.
Materiali, attrezzature e locali utilizzati per la produzione:
Materiali ed attrezzature tipiche della corilicoltura
Osservazioni sulla tradizionalità, la omogeneità della diffusione e la protrazione nel tempo delle regole produttive:
La varietà rientra nel panorama varietale classico della corilicoltura campana, dove resta particolarmente vocata per le aree più pianeggianti.


Lazio

La coltivazione del nocciolo nel Lazio si estende in una superficie di 18.929 ettari e una produzione di 495.360 quintali ( anno 2007).
Nel comprensorio Cimino e Sabatino la presenza del nocciolo allo stato selvatico, ed in particolare della varietà Tonda Gentile Romana, risale a tempi antichissimi. Il Martinelli, in "Carbognano illustra" mette in risalto che la coltura di nocciolo risale al "...1412 circa, mentre prima esisteva come pianta arbustiva da sottobosco e tuttora lo troviamo in tale stato nei boschi specialmente di castagno". Con il passare degli anni questa coltivazione si è conquistata un maggiore interesse da parte degli agricoltori della zona: nel 1946 la superficie investita a nocciolo era di 2.463 ha in coltura specializzata e di 1.300 in coltura promiscua.
La Nocciola Romana designa i frutti della specie Corylus Avellana della varietà "Tonda Gentile Romana", "Nocchione", "Tonda di Giffoni" e loro eventuali selezioni. La Tonda Gentile Romana presenta guscio sub-sferoidale con apice leggermente a punta, di dimensioni non uniformi, color nocciola, di scarsa lucentezza, con tomentosità diffuse all'apice e numerose striature evidenti; seme medio-piccolo, di forma variabile sub-sferoidale, per lo più ricoperto di fibre, con superficie corrugata e solcature più o meno evidenti; tessitura compatta e croccante; sapore ed aroma finissimo e persistente. Il Nocchione ha la nocciola in guscio di forma sferoidale, sub-elissoidale, di dimensioni medie; guscio spesso, color nocciola chiaro, striato, poco pubescente; seme medio piccolo con fibre presenti in misura. La raccolta del prodotto va effettuata dal 15 agosto al 15 novembre.

Riferimenti normativi

Pubblicazione delle proposta di riconoscimento DOP in GU. n 32 del 8/02/06.

Organismo proponente
Associazione produttori Nocciole della provincia di Viterbo.

Area di produzione
La zona di produzione comprende i Comuni di: Bassano Romano (VT), Barbarano Romano (VT), Bassano in Teverina (VT), Blera (VT), Bomarzo (VT), Calcata (VT), Canepina (VT), Capranica (VT), Caprarola (VT), Carbognano (VT), Castel Sant'Elia (VT), Civita Castellana (VT), Corchiano (VT), Fabrica di Roma (VT), Faleria (VT), Gallese (VT), Monterosi (VT), Nepi (VT), Oriolo Romano (VT), Orte (VT), Ronciglione (VT), Soriano nel Cimino (VT), Sutri (VT), Vallerano (VT), Vasanello (VT), Vejano (VT), Vetralla (VT), Vignanello (VT), Villa San Giovanni in Tuscia (VT), Viterbo (VT), Vitorchiano (VT), Bracciano (RM), Canale Monterano (RM), Manziana (RM), Trevignano Romano (RM).

La nocciola "Tonda Gentile Romana" è molto ricercata nell'industria dolciaria per la preparazione del cioccolato e di dolci tradizionali come i tozzetti viterbesi ed il panpepato.



Piemonte

La produzione totale in superficie è di 11.671 ettari con produzioni di 156.414 quintali ( anno 2007).
Fino alla metà dell'800 la coltivazione della nocciola "Tonda Gentile" delle Langhe era condotta a sistema promiscuo con le altre colture aziendali, cosicché in un'area di coltivazione apparentemente molto diffusa si otteneva in realtà una produzione estremamente limitata, destinata quasi esclusivamente all'autoconsumo oppure a piccole attività artigianali di pasticceria. Tra la fine del secolo scorso e l 'inizio dell'attuale si sviluppò un numero consistente di industrie dolciarie, soprattutto cioccolatiere, interessate a questo prodotto, così il commercio delle nocciole piemontesi, preferite anche dalle industrie europee per le ottime caratteristiche organolettiche, stimolò la coltivazione, facendo nascere i primi noccioleti in coltura principale. Tuttavia, la mancanza di precise cognizioni tecniche la radicata convinzione che questo tipo di piantagioni richiedesse scarse cure colturali determinarono tutta una serie di problemi: l 'eccessiva densità degli impianti, la carenza di concimazioni, la mancanza di potature adeguate e, spesso, la sommaria scelta degli ambienti di coltura fecero si che la produttività degli impianti procedesse a fasi alterne, nonostante il diffondersi della coltura in un'ampia fascia collinare tra i 250 ed i 700 metri s. l. m. E' soltanto dagli anni'30 che la corilicoltura nelle Langhe ha cominciato a trasformarsi, adattandosi gradualmente alle nuove conoscenze sulle esigenze delle piante in rapporto all'ambiente, sulla opportuna scelta dei terreni, dei sesti d'impianto e delle tecniche colturali come concimazioni, lavorazioni del suolo, potature. Soprattutto nella provincia di Cuneo e nell'Albese, più che nelle altre province piemontesi, dove pure la coltivazione del nocciolo è presente, la corilicoltura ha continuato a registrare nel tempo incrementi significativi, che testimoniano il singolare legame socio-economico instaurato da questo settore produttivo con il suo territorio. In effetti, benché non si sia configurata che raramente come coltura aziendale principale, la coltivazione del nocciolo ha instaurato costantemente un regime di complementarietà con altre colture pregiate, quella della vite in particolare. Questo, da un lato, le ha permesso di impossessarsi o di ricondurre a produttività terreni ridotti ormai a scarso significato economico dall'abbandono della viticoltura (per la scarsa fertilità, la pendenza, l'esposizione sfavorevole ecc.). Dall'altro ha consentito, grazie alla possibilità di conduzione part-time degli impianti, il mantenimento di manodopera e di una coltura agricola specializzata in zone di alta collina tendenti allo spopolamento.
Attualmente la provincia di Cuneo detiene il primato in Piemonte della superficie coltivata a nocciolo in coltura principale: con i suoi circa 7.000 ettari, dei quali oltre 2350 ettari sono concentrati principalmente nelle Langhe, copre quasi l’89,5 della superficie regionale destinata alla corilicotura e fornisce quasi l’85% della produzione piemontese. Superfici che qui risultano in graduale aumento, a fronte di contrazioni nelle estensioni colturali registrate invece, da altre province corilicole del Piemonte meridionale.

L’ indicazione Geografica Protetta è stata riconosciuta con decreto ministeriale 2 dicembre 1993 alla denominazione “Nocciola Piemonte”, riservata alla cultivar “Tonda Gentile delle Langhe” coltivata nel territorio idoneo della regione Piemonte, considerandone, recita il testo di legge, “...le caratteristiche qualitative particolari e di pregio...”.

Oggi la produzione piemontese, con la sua spiccata attitudine alla trasformazione industriale che la rende molto interessante dal punto di vista economico, si avvicina ai 100.000 quintali, che rappresentano circa l’8/9% di quella nazionale.

La Raccolta
La raccolta eseguita a completa maturazione dei frutti, quando si staccano spontaneamente dalle brattee e cadono al suolo, è in grado di garantire una resa elevata alla sguscaitura ed una buona qualità del prodotto. I frutti maturi, infatti, presentano un peso superiore ed un livello di umidità più basso. Considerata la forte tendenza dei frutti ad assorbire l'umidità dal terreno, occorre che la raccolta sia tempestiva ed eseguita a più riprese per impedire il deterioramento e garantire la qualità dei frutti.

Consorzio Tutela Nocciola Piemonte
Corso Umberto I, 1 - Bossolasco (CN)

Sede Operativa : Via Alba 15, Castagnito (CN)
Tel. 0173-211261 - Fax 0173-212223

Disciplinare Nocciola del Piemonte igp
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI
PROVVEDIMENTO 23 marzo 2004

Modifica del disciplinare di produzione della denominazione «Nocciola del Piemonte», registrata in qualità di indicazione geografica protetta in forza del regolamento (CE) n. 1107/96.
IL DIRETTORE GENERALE
per la qualità dei prodotti agroalimentari e la tutela del consumatore
Visto il regolamento (CEE) n. 2081/92 del Consiglio del 14 luglio 1992 relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari; Visto il regolamento (CE) n. 1107/96 della Commissione del 12 giugno 1996 con il quale è stata iscritta nel registro delle denominazioni di origine protette e delle Indicazioni geografiche protette I.G.P. «Nocciola del Piemonte»;
Considerato che è stata richiesta, ai sensi dell'art. 9 del regolamento (CEE) n. 2081/92 una modifica del disciplinare di produzione della D.O.P. di cui sopra;
Considerato che, con regolamento (CE) n. 1204/2003 della commissione del 4 luglio 2003, è stata accolta la modifica di cui al precedente capoverso;
Ritenuto che sussista l'esigenza di pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana il disciplinare di produzione attualmente vigente, a seguito della registrazione della modifica richiesta, della I.G.P. «Nocciola del Piemonte», affinché le disposizioni contenute nel predetto documento siano accessibili per informazione erga omnes sul territorio italiano;
Provvede: alla pubblicazione dell'allegato disciplinare di produzione di indicazione geografica protetta «Nocciola del Piemonte», nella stesura risultante a seguito dell'emanazione del Regolamento (CE) n. 464/2004 della commissione del 12 marzo 2004.
I produttori che intendono porre in commercio la indicazione geografica protetta «Nocciola del Piemonte» sono tenuti al rispetto dell'allegato disciplinare di produzione e di tutte le condizioni previste dalla normativa vigente in materia.
Roma, 23 marzo 2004
Il direttore generale: Abate
Allegato
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA «NOCCIOLA DEL PIEMONTE» O «NOCCIOLA PIEMONTE».
Art. 1.
Nome del prodotto
L'indicazione geografica protetta «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» è riservata ai frutti in guscio, sgusciati e semilavorati che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
E' altresì consentito l'utilizzo della indicazione geografica protetta «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» nella designazione, presentazione e pubblicità dei preparati nei quali i prodotti di cui al comma 1 sono presenti in esclusiva, rispetto a prodotti dello stesso tipo, tra gli ingredienti caratterizzanti e tali da valorizzare la qualità.
Art. 2.
Cultivar
La denominazione «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto della cultivar di nocciolo «Tonda Gentile delle Langhe», coltivato nel territorio idoneo della Regione Piemonte, definito nel successivo art. 3.
Art. 3.
Area di produzione
La zona di produzione della «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» comprende il territorio della Regione Piemonte atto alla coltivazione del nocciolo ed è così determinato: Provincia di Alessandria - intero territorio dei seguenti comuni: Acqui Terme, Albera Ligure, Alessandria, Alfiano Natta, Alice Bel Colle, Altavilla Monferrato, Arquata Scrivia, Avolasca, Basaluzzo, Belforte Monferrato, Bergamasco, Berzano di Tortona, Bistagno, Borghetto di Borbera, Borgoratto Alessandrino, Bosco Marengo, Bosio, Brignano Frascata, Cabella Ligure, Camagna, Camino, Cantalupo Ligure, Capriata d'Orba, Carbonara Scrivia, Carentino, Carezzano, Carpeneto, Carrega Ligure, Carrosio, Cartosio, Casal Cermelli, Casaleggio Boiro, Casale Monferrato, Casasco, Cassano Spinola, Cassine, Cassinelle, Castellania, Castellazzo Bormida, Castelletto d'Erro, Castelletto d'Orba, Castelletto Merli, Castelletto Monferrato, Castelnuovo Bormida, Castelspina Cavatore, Cellamonte, Cereseto Monferrato, Cerreto Grue, Cerrina, Conzano, Costa Vescovato, Cremolino, Cuccaro Monferrato, Denice, Dernice, Fabbrica Curone, Felizzano, Fraconalto, Francavilla Bisio, Frascaro, Frassinello Monferrato, Fresonara, Frugarolo, Fubine, Gabiano, Gamalero, Garbagna, Gavazzana, Gavi, Gremiasco, Grognardo, Grondona, Lerma, Lu, Malvicino, Masio, Melazzo, Merana, Mirabello Monferrato, Molare, Mombello Monferrato, Momperone, Moncestino, Mongiardino Ligure, Monleale, Montacuto, Montaldeo, Montaldo Bormida, Montechiaro d'Acqui, Montegioco, Montemarzino, Morbello, Mornese, Morsasco, Murisengo, Novi Ligure, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Orsara Bormida, Ottiglio, Ovada, Oviglio, Ozzano Monferrato, Paderna, Pareto, Parodi Ligure, Pasturana, Precetto di Valenza, Pontestura, Ponti, Ponzano Monferrato, Ponzone, Pozzol Groppo, Pozzolo Formigaro, Prasco, Predosa, Quargnento, Quattordio, Ricaldone, Rivalta Bormida, Roccaforte Ligure, Rocca Grimalda, Rocchetta Ligure, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, San Cristoforo, San Giorgio Monferrato, San Salvatore Monferrato, San Sebastiano Curone, Sant'Agata Fossili, Sardigliano, Sarezzano, Serralunga di Crea, Serravalle Scrivia, Sezzadio, Silvano d'Orba, Solero, Solonghello, Spigno Monferrato, Spineto Scrivia, Stazzano, Strevi, Tagliolo Monferrato, Tassarolo, Terruggia, Terzo, Tortona, Treville, Trisobbio, Valenza, Vignale Monferrato, Vignole Borbera, Villadeati, Villalveinia, Villamiroglio, Villaromagnano, Visone, Volpedo, Volpeglino, Voltaggio.
Provincia di Asti - intero territorio dei seguenti comuni: Agliano Terme, Albugnano, Antignano, Aramengo, Asti, Azzano d'Asti, Baldichieri, Belveglio, Berzano di San Pietro, Bruno, Bubbio, Buttigliera d'Asti, Calamandrana, Calliano, Colosso, Camerino Casasco, Canelli, Cantarana, Capriglio, Casorzo, Cassinasco, Castagnole delle Lanze, Castagnole Monferrato, Castel Boglione, Castell'Alfero, Castelletto Molina, Castello di Annone, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castelnuovo Don Bosco, Castellero, Castel Rocchero, Cellarengo, Celle Enomondo, Cerreto d'Asti, Cerro Tanaro, Cessole, Chiusano d'Asti, Cinaglio, Cisterna d'Asti, Coazzolo, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cortiglione, Cossombrato, Costigliole d'Asti, Cunico, Dusino San Michele, Ferrere, Fontanile, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Incisa Scapaccino, Isola d'Asti, Loazzolo, Maranzana, Maretto, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Mombercelli, Monale, Monastero Bormida, Moncalvo, Moncucco Torinese, Mongardino, Montabone, Montafia, Montaldo Scarampi, Montechiaro d'Asti, Montemagno, Montegrosso d'Asti, Montiglio Monferrato, Morasengo, Nizza Monferrato, Olmo Gentile, Passerano Marmorito, Penango, Piea, Pino d'Asti, Piova' Massaia, Portacomaro, Quaranti, Refrancore, Revignasco d'Asti, Roatto, Robella, Rocca d'Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, Rocchetta Tanaro, San Damiano d'Asti, San Giorgio Scarampi, San Martino Alfieri, San Marzano Oliveto, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Serole, Sessame, Settime, Soglio, Tigliole, Tonco, Tonengo, Vaglio Serra, Valfenera, Vesime, Viale d'Asti, Viarigi, Vigliano, Villafranca d'Asti, Villanova d'Asti, Villa San Secondo, Vinchio. Provincia di Biella - intero territorio dei seguenti comuni: Biella, Bioglio, Borriana, Brusnengo, Camburzano, Candelo, Casapinta, Castelletto Cervo, Cavaglia', Cerreto Castello, Cerrione, Cossato, Crosa, Curino, Gaglianico, Lessona, Magnano, Masserano, Mezzana Mortigliengo, Mongrando, Mosso Santa Maria, Mottalciata, Occhieppo Inferiore, Occhieppo Superiore, Ronco Biellese, Roppolo, Sala Biellese, Sandigliano, Soprana, Sostegno, Strona, Ternengo, Tollegno, Torrazzo, Valdengo, Vallanzengo, Valle Mosso, Valle San Nicolao, Vigliano Biellese, Villa del Bosco, Viverone, Zimone, Zubiena, Zumaglia. Provincia di Cuneo - intero territorio dei seguenti comuni: Aisone, Alba, Albaretto Torre, Alto, Arguello, Bagnasco, Bagnolo Piemonte, Baldissero d'Alba, Barbaresco, Barge, Barolo, Bastia Mondovi', Battifollo, Beinette, Belvedere Langhe, Bene Vagienna, Benevello, Bergolo, Bernezzo, Bonvicino, Borgomale, Borgo San Dalmazzo, Bosia, Bossolasco, Boves, Bra, Briaglia, Brondello, Brossasco, Busca, Camerana, Camo, Canale, Caprauna, Caraglio, Caramagna Piemonte, Carde', Carrù, Cartignano, Casalgrasso, Castagnito, Castellar, Castelletto Uzzone, Castellinaldo, Castellino Tanaro, Castelnuovo di Ceva, Castiglione Falletto, Castiglione Tinella, Castino, Cavallermaggiore, Ceresole d'Alba, Cerreto Langhe, Cervasca, Cervere, Ceva, Cherasco, Chiusa di Pesio, Ciglie', Cissone, Clavesana, Corneliano d'Alba, Cortemilia, Cossano Belbo, Costigliole Saluzzo, Cravanzana, Cuneo, Demonte, Diano D'Alba, Dogliani, Dronero, Envie, Farigliano, Faule, Feisoglio, Fossano, Frabosa Soprana, Frabosa Sottana, Frassino, Gaiola, Gambasca, Garessio, Gorzegno, Gottasecca, Govone, Grinzane Cavour, Guarene, Igliano, Isasca, La Morra, Lequio Beria, Lequio Tanaro, Lesegno, Levice, Lisio, Magliano Alfieri, Magliano Alpi, Mango, Manta, Marene, Margarita, Marsaglia, Martiniana Po, Melle, Moiola, Mombarcaro, Mombasiglio, Monastero di Vasco, Monasterolo Casotto, Monchiero, Mondovì, Monesiglio, Monforte d'Alba, Montà, Montaldo di Mondovì, Montaldo Roero, Montanera, Montelupo Albese, Montemale di Cuneo, Monterosso Grana, Monteu Roero, Montezemolo, Monticello d'Alba, Morozzo, Murazzano, Narzole, Neive, Neviglie, Niella Belbo, Niella Tanaro, Novello, Nucetto, Ormea, Paesana, Pagno, Pamparato, Paroldo, Perletto, Perlo, Peveragno, Pezzolo Valle Uzzone, Pianfei, Piasco, Piobesi d'Alba, Piozzo, Pocapaglia, Polonghera, Priero, Priocca, Priola, Prunetto, Racconigi, Revello, Rifreddo, Rittana, Roaschia, Roascio, Robilante, Roburent, Roccabruna, Rocca Cigliè, Rocca de Baldi, Roccaforte, Mondovì, Roccasparvera, Roccavione, Rocchetta Belbo, Roddi, Roddino, Rodello, Rossana, Sale delle Langhe, Sale San Giovanni, Saliceto, Salmour, Saluzzo, San Benedetto Belbo, San Damiano Macra, Sanfrè, Sanfront, San Michele Mondovì, Sant'Albano Stura, Santa Vittoria d'Alba, Santo Stefano Belbo, Santo Stefano Roero, Scagnello, Serralunga d'Alba, Serravalle Langhe, Sinio, Somano, Sommariva del Bosco, Sommaria Perno, Torre Bormida, Torre Mondovì, Torresina, Treiso, Trezzo Tinella, Trinità, Valdieri, Valgrana, Valloriate, Valmala, Venasca, Verduno, Verzuolo, Vezza d'Alba, Vicoforte, Vignolo, Villanova Mondovì, Villar San Costanzo, Viola. Provincia di Novara - intero territorio dei seguenti comuni: Agrate Conturbia, Ameno, Arona, Bellinzago Novarese, Boca, Bogogno, Bolzano Novarese, Borgomanero, Borgo Ticino, Briga Novarese, Cameri, Castelletto Sopra Ticino, Cavallirio, Colazza, Comignago, Cureggio, Divignano, Dormelletto, Fontaneto d'Agogna, Galliate, Gattico, Ghemme, Gozzano, Grignasco, Invorio, Lesa, Maggiora, Marano Ticino, Massino Visconti, Meina, Mezzomeniro, Nebbiuno, Oleggio, Oleggio Castello, Paruzzaro, Pisano, Pogno, Pombia, Prato Sesia, Romagnano Sesia, San Maurizio d'Opaglio, Sizzano, Soriso, Varallo Pombia, Veruno. Provincia di Torino - intero territorio dei seguenti comuni: Agliè, Albiano d'Ivrea, Alice Superiore, Almese, Alpignano, Andezeno, Arignano, Avigliana, Azeglio, Bairo, Balangero, Bandissero Canavese, Baldissero Torinese, Banchette, Barbania, Barone Canavese, Bibiana, Bollengo, Borgiallo, Borgofranco d'Ivrea, Borgomasino, Borgone Susa, Bosconero, Bricherasio, Brozolo, Bruino, Brusisco Bruzolo, Buriasco, Burolo, Busano, Bussoleno, Buttigliera Alta, Cafasse, Cambiano, Campiglione-Fenile, Candia Canavese, Canischio, Cantalupa, Caprie, Caravino, Carmagnola, Casalborgone, Caselette, Castagneto Po, Castellamonte, Castelnuovo Nigra, Castiglione Torinese, Cavagnolo, Cavour, Chianocco, Chiaverano, Chieri, Chiesanuova, Chiomonte, Chiusa di San Michele, Ciconio, Cintano, Cinzano, Coassolo Torinese, Coazze, Colleretto Castelnuovo, Colleretto Giacosa, Condove, Corio, Cossano Canavese, Cuceglio, Cumiana, Cuorgne', Exilles, Favria, Feletto, Fiano, Fiorano Canavese, Forno Canavese, Front, Frossasco, Garzigliana, Gassino Torinese, Germagnano, Giaveno, Givoletto, Gravere, Grosso, Inverso Pinasca, Isolabella, Issiglio, Ivrea, La Cassa, Lanzo Torinese, Lauriano, Lessolo, Levone, Loranzè, Lugnacco, Luserna San Giovanni, Lusernetta, Lusigliè, Macello, Maglione, Marentino, Mathi, Mattie, Mazzè, Meana di Susa, Mercenasco, Moncalieri, Montaldo Torinese, Montalenghe, Montalto Dora, Monteu da Po, Moriondo Torinese, Nole, Nomaglio, Oglianico, Orio Canavese, Osasco, Ozegna, Palazzo Canavese, Parella, Pavarolo, Pavone Canavese, Pecco, Pecetto Torinese, Perosa Argentina, Perosa Canavese, Pertusio, Pinasca, Pinerolo, Pino Torinese, Piossasco, Piverone, Poirino, Porte, Pralormo, Prarostino, Prascorsano, Pratiglione, Quagliuzzo, Rivalba, Riva Presso Chieri, Rivara, Rivarolo Canavese, Rivarossa, Rocca Canavese, Roletto, Romano Canavese, Rosta, Rubiana, Rueglio, Salassa, Salerano Canavese, Samone, San Benigno Canavese, San Colombano Belmonte, San Didero, Sangano, San Germano Chisone, San Giorgio Canavese, San Giorio di Susa, San Giusto Canavese, San Martino Canavese, San Mauro Torinese, San Pietro Val Lemina, San Ponso, San Raffaele Cimena, San Sebastiano da Po, San Secondo di Pinerolo, Sant'Ambrogio di Torino, Sant'Antonino di Susa, Santena, Scarmagno, Sciolze, Settimo Rottaro, Settimo Vittone, Strambinello, Strambino, Susa, Torino, Torre Canavese, Trana, Trofarello, Vaie, Val della Torre, Valgioie, Vallo Torinese, Valperga, Varisella, Vauda Canavese, Verrua Savoia, Vestignè, Vialfrè, Vidracco, Villanova Canavese, Villarbasse, Villar Dora, Villar Focchiardo, Villar Perosa, Villastellone, Vistrorio, Volpiano. Provincia di Vercelli - intero territorio dei seguenti comuni: Alice Castello, Borgosesia, Cellio, Gattinara, Ghislarengo, Lenta, Lozzolo, Moncrivello, Roasio, Serravalle Sesia, Valduggia.
Art. 4. Produzione
Le condizioni ambientali di coltura dei noccioleti destinati alla produzione di «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» devono essere quelli tradizionali della zona e comunque atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità. I sesti di impianto e le forme di allevamento devono essere quelli in uso generalizzato e riconducibili alla coltivazione a cespuglio ed, eccezionalmente, «monocaule», con una densità variabile tra le 200 e le 420 piante ad ettaro. Per gli impianti realizzati prima dell'entrata in vigore del decreto di riconoscimento 2 dicembre 1993 è consentita una densità massima di 500 piante ad ettaro. Le cure colturali ed i sistemi di potatura e di raccolta devono essere quelli generalmente usati e, in special modo per i nuovi impianti, devono essere atti a non modificare le caratteristiche dei frutti. La produzione unitaria massima consentita di «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» è fissata in 3.500 kg/ha di coltura specializzata. La eventuale conservazione della «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte», al fine di dilazionare la commercializzazione, deve essere effettuata secondo i metodi tradizionali.
Art. 5.
Elenco noccioleti
I noccioleti idonei alla produzione della «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» sono iscritti in un apposito elenco tenuto dall'organismo di controllo di cui all'art. 9.
Art. 6.
Caratteristiche
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» deve rispondere alle seguenti caratteristiche merceologiche: forma della nocula: sub-sferoidale o parzialmente sub-sferoidale, trilobata; dimensioni non molto uniformi, con calibri prevalenti da 17 a 21 mm; guscio di medio spessore, di color nocciola mediamente intenso, di scarsa lucentezza, con tomentosità diffuse all'apice e striature numerose, ma poco evidenti; seme di forma variabile (sub-sferoidale, tetraedrica e, talvolta, ovoidale); colore più scuro del guscio; per lo più ricoperto da fibre, con superficie corrugata e solcature più o meno evidenti; dimensioni più disformi rispetto alla nocciola in guscio; perisperma di medio spessore, ma di eccellente distaccabilità alla tostatura; tessitura compatta e croccante; sapori ed aromi finissimi e persistenti; resa alla sgusciatura variabile, ma comunque compresa tra il 40% ed il 50%.
Art. 7.
Commercializzazione
La commercializzazione della «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» deve avvenire secondo le seguenti modalità:
a) per prodotto in guscio: in sacchi di tessuto idoneo a tutti i livelli di commercializzazione o, eccezionalmente, allo stato sfuso nella sola fase di prima commercializzazione intercorrente tra il produttore agricolo e il primo acquirente detentore del centro di lavorazione e/o confezionamento;
b) per prodotto sgusciato, semilavorato e finito: in confezioni idonee ad uso alimentare, anche a seguito della sua inclusione in cicli produttivi che ne valorizzino la qualità.
Il prodotto di cui alla lettera b) può essere commercializzato solo se preconfezionato o confezionato all'atto della vendita.
Art. 8.
Etichettatura
Sulle confezioni devono essere indicate, le diciture «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte», eventualmente seguita da «Indicazione geografica protetta» o «IGP», e il nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore. L'indicazione dell'annata di raccolta delle nocciole contenute è obbligatoria per il prodotto in guscio o sgusciato. Inoltre:
a) il prodotto in guscio dalla produzione, in sacchi, sacconi o prodotto sfuso, di cui all'art. 7, lettera a), non etichettato o non etichettato con tutte le indicazioni previste dal presente disciplinare per l'immissione al consumo con la I.G.P., al fine di garantire gli opportuni controlli e la rintracciabilità, deve essere accompagnato dal documento commerciale che riporti l'indicazione geografica protetta e dalla documentazione prevista per l'eventuale frazionamento della partita;
b) il prodotto sgusciato e semilavorato, confezionato in sacchi, scatole od altri contenitori ad uso alimentare di cui all'art. 7, lettera b), deve riportare in etichetta l'eventuale logo IGP, la dicitura «prodotto garantito dal MIPAF ai sensi dell'art. 10 del Regolamento CEE n. 2081/92» e, per le partite destinate all'esportazione, l'indicazione «prodotto in Italia»;
c) la valorizzazione dell'utilizzo della «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» IGP nel preparato alimentare deve avvenire citando in qualunque punto dell'etichetta la dicitura «prodotto ottenuto con "Nocciola del Piemonte" o "Nocciola Piemonte" "IGP"». E' fatto divieto di usare, con la denominazione di cui all'art. 1, qualsiasi altra denominazione ed aggettivazione aggiuntiva, fatta salva la menzione varietale «Tonda Gentile delle Langhe».
Art. 9.
Organismo di controllo
I controlli di cui all'art. 10 del Regolamento (CEE) n. 2081/92 sono effettuati dall'organismo di controllo autorizzato.

Inoltre il consiglio di amministrazione del Consorzio ha approvato, su indicazione del Mipaf, un ulteriore richiesta di modifica del disciplinare da aggiungere che recita:
Art. 10.
Elaborazione
I prodotti ottenuti dall’elaborazione della “Nocciola del Piemonte” IGP sono immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla denominazione senza l’apposizione del logo Comunitario a condizione che:
- la “Nocciola del Piemonte” IGP costituisca il componente esclusivo della propria categoria merceologica;
- gli utilizzatori della “Nocciola del Piemonte” IGP siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della I.G.P. riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri e a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta.
In assenza di un Consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. (CEE) n. 2081/92.
L’utilizzazione non esclusiva della denominazione protetta consente soltanto il suo riferimento, secondo la normativa vigente, tra gli ingredienti del prodotto che lo contiene, o in cui è trasformato o elaborato.



Sicilia

La coltivazione del nocciolo in Sicilia si estende in una superficie di 16.482 ettari e una produzione di 204.306 quintali (anno 2007).
Intorno al 1890, in conseguenza del perdurare della crisi della gelsicoltura, sulle pendici della media e alta collina si assistette alla diffusione di un altro protagonista del paesaggio agrario nebroideo, ossia il nocciolo; questa coltura, già presente in passato nel territorio tortoriciano, grazie alla sua facilità di adattamento, al suo apparato radicale molto fitto e quindi atto a prevenire l’erosione del suolo, e ovviamente alla sua produttività, riuscì a sostituire degnamente la coltura del gelso.
I noccioleti, estesi circa 12 mila ettari e con un vastissimo patrimonio genetico, forniscono produzioni pregiate soprattutto dal punto di vista qualitativo. Tra le cultivar principali si ricorda la Curcia, la Carrello, la Ghirara, le diverse Minnulare.
Largamente impiegate nella pasticceria locale, per la preparazione di ottimi gelati, semifreddi e dolci caratteristici quali: la pasta reale, i croccantini, il torrone e i rametti